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Tutti i servizi di Terrimago

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  • Il prato di Villa Pisani | terrimago

    Nel grandissimo prato di Villa Pisani la proprietaria Mariella Bolognesi Scalabrin dieci anni fa ha deciso di creare un quadro impressionista con più di cento mila tulipani e fiori spontanei primaverili in onore della storia e delle emozioni condivise e vissute dalla precedente proprietaria Contessa Evelina van Millingen Pisani. BOTANICA VILLA PISANI UN PRATO IMPRESSIONISTA Fotografie Cristina Archinto Testo Carla De Agostini N el grandissimo prato di Villa Pisani a Vescovana la proprietaria Mariella Bolognesi Scalabrin dieci anni fa ha deciso di creare un quadro impressionista con più di cento mila tulipani e fiori spontanei primaverili in onore della storia e delle emozioni condivise e vissute dalla precedente proprietaria Contessa Evelina van Millingen Pisani. Ogni anno per mantenere questa meravigliosa opera Mariella Scalabrin pianta quarantamila nuovi bulbi, che poggia e ricopre di terra con le sue stesse mani. Tutti in posizioni studiate, l'intenzione è di accostare la superba raffinatezza del tulipano alla bellezza umile del fiore spontaneo primaverile. Questo lavoro viene minuziosamente pensato ogni anno, la scelta dei bulbi è in relazione all’altezza e alla diversa fioritura dei fiori spontanei, come il tarassaco, il ranuncolo o l’iris, sceglie il colore del tulipano, e alterna fioriture precoci, medie o tardive, in modo che il prato rimanga colorato e omogeneo fino alla fioritura degli ultimi soffioni. Tulipani e fiori spontanei si relazionano coi tempi e le dimensioni, e Mariella Scalabrin segue tutto personalmente: “scegliendo dal catalogo puoi formare un quadro”, ci ha raccontato. E ci riesce perfettamente: due ettari di prato con sentieri che permettono di ammirare da vicino isole di colori mai banali, e gradazioni sempre accuratamente studiate. Nessun calice di tulipano ha un solo colore, ma gioca sulle striature, sulle qualità dei gialli, le nuances di bianchi, le screziature rosse o arancioni, o ancora le sfumature rosa o viola. La visione variopinta dei tulipani da più di 90 colori concede emozioni inaspettate e racconta la magia di un prato coltivato a mano con l'amore e il duro lavoro di una proprietaria sempre attenta, senza la rigidità di una macchina che impone il proprio disegno sul terreno. Mariella Scalabrin è molto legata alla Villa e alla storia affascinante di Evelina Pisani, e ogni volta che accoglie un visitatore nel suo giardino non perde occasione per parlarne e diffondere l’amore e il rispetto per i fiori che questo luogo racchiude e valorizza ad ogni fioritura. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri AMBIENTi E BOTANICA Papaveri e api Vie cave opuntia fiorita Opuntia Alberi Caño Cristales Palmeti Palmeti Caldara di Manziana Terra scoscesa

  • Luce e controluce

    Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Il parco del Valentino Luce e controluce Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here TUTTI I CONSIGLI

  • Betulla

    < Back Betulla Betulla Il nome Betulla deriva dal gallico “Betw” e fu sempre considerato un albero sacro legato alla luce e al risveglio della natura visto che è il primo albero a germogliare dopo l’inverno. La sua presenza in Sicilia è riconducibile all’ultima glaciazione ma andò progressivamente scomparendo per rimanere solo nella zona dell’Etna. Col tempo si differenziò dalle altre specie sviluppando un apparato conduttore adatto a sopravvivere a condizioni sia di estremo caldo che freddo, diventando una specie arborea endemica la Betula aetnensis. Utilizzata in diversi campi fin dal Paleolitico la pece di betulla fu adoperata dagli Uomini di Neanderthal come adesivo e più avanti la sua inconfondibile corteccia bianca fu usata come carta. Nel Nord America furono i coloni ed esploratori a inventare la “birra della betulla” come sostituto ai costosi liquori presenti, utilizzando la sua linfa in aggiunta al miele fermentato ancora oggi realizzata in Russia. Link Previous Next

  • Platano orientalis

    < Back Platano orientalis Platano orientalis Il platano è una pianta longeva e di grandi dimensioni e gli esemplari più vecchi occasionalmente mostrano tronchi parzialmente scavati, con cavità che arrivano a dimensioni notevoli. Una leggenda narra che il console romano Licinio Muciano tenne un banchetto per 19 persone in un platano cavo della Licia. Il platano è da sempre immagine sia di saggezza che di bellezza. A Kos, in Grecia, c’è un Platano orientalis di circa 500 anni che si pensi sia nato da una talea dell’albero sotto il quale aveva scelto di insegnare il padre della medicina scientifica Ippocrate circa duemilaquattrocento anni fa. Invece nell’antica Roma il filosofo e naturalista Plinio il vecchio considerava il platano un rimedio utile per ustioni, morsi, punture, congelamento e infezioni. Link Previous Next

  • Una nuova scoperta

    Ruth OrkinUna nuova scoperta Una nuova scoperta Ruth Orkin La mostra “Ruth Orkin – Una nuova scoperta” è la più vasta antologica mai organizzata in Italia di una delle maggiori fotorepoter del XX secolo. Oltre 150 fotografie, la maggior parte delle quali originali, ripercorrono l’intera produzione di Ruth Orkin (Boston 1921 – New York 1985), in particolare tra il 1939 e la fine degli anni sessanta, attraverso alcune sue opere capitali come VE-Day, Jimmy racconta una storia, American Girl in Italy, uno degli scatti più iconici della storia della fotografia, e i ritratti di celebrità, tra i quali Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio De Sica, Woody Allen e altri. La mostra ha l’obiettivo di raccontare l’attività di una tra le più rilevanti fotografe del Novecento, attraverso un percorso che permetterà al pubblico di scoprire la sua opera elegante, raffinata, profonda e coinvolgente. A dispetto dei pregiudizi di una società̀ che non le consentiva di realizzarsi come regista, Ruth Orkin si avvicinò alla fotografia con una prospettiva del tutto nuova, sperimentando un linguaggio fotografico innovativo in grado di andare oltre l’immagine fissa per raccontare le storie che si celano dietro ai gesti più̀ semplici e quotidiani, dove cinema e fotografia confluiscono, fondendosi l’uno nell’altra. Musei Reali Torino Torino, TO, Italia 17 marzo 2023 / 16 luglio 2023 LINK

  • Christo e Jeanne-Claude. Projects

    Una sezione per raccontare tutti quello che succede legato ai giardini, come luoghi o come protagonisti. Mostre, eventi, visite, fiere o anche corsi tutti rigorosamente nell'ambito dei giardini e del verde. Iscrivetevi alla newsletter se volete rimanere aggiornati, e se invece volete condividere un vostro evento scriveteci qui e diffonderemo le informazione sul sito e sui nostri social. < Back MOSTRA Castello di Miradolo Christo e Jeanne-Claude. Projects A poco più di due anni dalla scomparsa di Christo Vladimirov Javacheff, il Castello di Miradolo dedica a Christo e Jeanne-Claude, la coppia che ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte e il suo processo di realizzazione , la mostra Christo e Jeanne-Claude. Projects , che espone tecniche miste, collages, fotografie e video delle loro opere più famose, insieme ad altri lavori di alcuni artisti che hanno influenzato la loro produzione artistica e il loro pensiero. Curata da Francesco Poli, Paolo Repetto e Roberto Galimberti, con il coordinamento generale di Paola Eynard, la mostra, realizzata grazie alla collaborazione con la Fondazione Christo e Jeanne-Claude di New York , presenterà circa sessanta opere, tra tecniche miste e collages , accompagnati da un’ampia sezione fotografica e dalla proiezione dei video che documentano la realizzazione delle monumentali installazioni artistiche . Da 5.600 Cubicmeteres Package di documenta IV a Kassel (1968), una struttura gonfiabile in polietilene alta circa 85 metri, a The London Mastaba (2018), l’opera monumentale sul Serpentine Lake di Hyde Park formata da 7.506 barili colorati impilati uno sull’altro a formare un tronco di piramide galleggiante; da Valley Curtain (1972) il telo di 380 metri che ha colorato di arancione la vallata di Rifle in Colorado, a The Floating Piers (2016), la passerella di 3 chilometri che nel 2016 ha fatto camminare oltre 1 milione di persone sulle acque del lago d’Iseo. E poi ancora Surrounded Island (1983), che ha circondato undici isole della baia di Biscayne a Miami con una cintura di polipropilene fucsia, Over The River (1992-2017, non realizzata), The Umbrellas (1991), The Gates (2005), il percorso di 30 chilometri di “portici” che ha attraversato il Central Park di New York, Running Fence (1976), The Pont Neuf Wrapped (1985), l’imballaggio del più antico ponte di Parigi, e l’impacchettamento del Reichstag di Berlino (1995) con tessuto argentato. A questo nucleo centrale si affiancano due ampie sezioni , che intendono creare un ideale confronto tra le opere di artisti differenti e i lavori e il pensiero di Christo e Jeanne-Claude . La prima è dedicata al Nouveau réalisme , importante movimento francese del decennio 1960-70, con opere di Klein, Spoerri, Rotella, Arman e Raysse, che rappresenta l’incontro di Christo con il mondo e il contesto parigino ed europeo dopo gli studi a Sofia, Praga e Vienna. La seconda sezione pone in relazione i progetti di Christo e Jeanne-Claude , che hanno sempre rifiutato le etichette e le definizioni del loro lavoro, descrivendo la loro arte piuttosto come environmental art, con il vasto movimento internazionale della Land Art , corrente nata negli stati Uniti, alla quale si sono affiancate, in ambito europeo e internazionale, molte “esperienza d’arte” che vedono come fulcro della loro riflessione e azione il rapporto dell’uomo con la natura e con il paesaggio: significative e storiche opere di Richard Long, Hamish Fulton, Andy Goldsworthy, Ólafur Elíasson, Giuseppe Penone, Germano Olivotto, le fotografie originali di Gianfranco Gorgoni dei “lavori manifesto” della Land Art di Walter De Maria, Robert Smithson, Michael Heizer, Dennis Oppenheim e James Turrell. L’esposizione sarà accompagnata da un’inedita installazione sonora , a cura del progetto Avant- dernière pensée , che si articolerà lungo il percorso espositivo. Nelle sale e nel Parco, parallelamente alla mostra, si svilupperà, come di consueto, il progetto Da un metro in giù : un percorso didattico per i visitatori di tutte le età per imparare, con gli strumenti del gioco, a osservare le opere d’arte e la realtà che ci circonda. SCHEDA MOSTRA Castello di Miradolo San Secondo di Pinerolo (TO) Christo e Jeanne-Claude. Projects Date 15 ottobre 2022 16 aprile 2023 LINK

  • Orto Botanico Zurigo | terrimago

    Il verde botanico a Zurigo si divide in due: da una parte l’orto botanico, dall’altra la vastissima serra malgascia allo Zoo. Istituito negli anni ‘70 ed inizialmente privato, ora l’Orto Botanico di Zurigo fa parte del dipartimento di Scienze Naturali dell’Università di Zurigo. SVIZZERA ORTO BOTANICO DI ZURIGO E LA SERRA DEL MADAGASCAR di CARLA DE AGOSTINI Il verde botanico a Zurigo si divide in due: da una parte l’orto botanico, dall’altra la vastissima serra malgascia allo Zoo. Il primo è situato su una collinetta non lontano dal centro cittadino e non perde il suo fascino nemmeno d’inverno. Istituito negli anni ‘70 ed inizialmente privato, ora l’ Orto Botanico di Zurigo fa parte dell'Istituto di Botanica Sistematica ed Evolutiva dell’Università di Zurigo. Il giardino presenta tre serre visitabili a mezza sfera con differenti aree climatiche: la foresta tropicale di montagna, l’area dei venti secchi dei tropici con una vetrina dedicata alle piante carnivore e la foresta pluviale tropicale delle pianure, dove l’umidità è del 90% e la temperatura è di circa 26 °C sia d’estate che d’inverno. Le serre disegnate da Hans e Annemarie Hubacher, Peter Issler e Hansulrich Maurer, terminate nel 1976, ad oggi sono state più volte ristrutturate in plexiglas perché col tempo avevano perso gran parte della loro trasparenza con effetti dannosi sulla crescita delle piante. L’entrata principale è da Zollikerstrasse, salendo le scale, già si può ammirare l’attenzione e la cura richiamate dal Mixed Border : uno stile sviluppato in Inghilterra alla fine del 19° secolo, che permette di valorizzare le piante durante ogni stagione. Fiori annuali, piante perenni e piccoli arbusti vengono selezionati in modo che qualcosa sia sempre in fioritura, in primavera risaltano le geofite, e in inverno ci sono graminacee con infiorescenze sbiadite, che si ricoprono di brina e costituiscono un’attrazione molto particolare. L'obiettivo è didattico e l’interesse è di far risaltare la semina come un processo armonico e naturale. Allo zoo di Zurigo con circa 4.000 animali di 380 specie diverse, dove l’abitante più anziana è una tartaruga gigante delle Galapagos di oltre 70 anni, si aggiungono oltre 5 ettari e mezzo di verde con oltre un milione di specie di piante provenienti da tutto il mondo. La serra malgascia è una struttura metallica alta 30 metri, rivestita in EFTE, un materiale che simula la luce solare, consente di coprire e coibenta, in maniera leggera, gli oltre 11.000 metri quadrati di superficie. Grazie a questo materiale d’avanguardia, sensibile alla luce e ad alto valore d’isolamento, dal giugno 2003, è possibile immergersi in una fitta foresta tropicale, popolata da più di 20 mila piante e 45 specie di vertebrati tropicali, tra cui spiccano gli animali lasciati in libertà, come i lemuri. Qui è possibile vivere la foresta di Masoala, con temperature che variano dai 20 ai 30° C e il suo tasso di umidità altissimo, con una media di precipitazioni di 6 mm al giorno. Queste piogge tropicali sono realizzate attraverso un interessante sistema di riutilizzo dell’acqua piovana, che permette un’irrigazione equivalente di 80.000 litri d’acqua al giorno. La convivenza tra fauna e flora è nata per aiutare la preservazione della biodiversità degli ecosistemi del Madagascar. Attraverso il progetto Masoala, lo zoo di Zurigo ha deciso di sostenere il governo malgascio nella conservazione e nella tutela di una delle zone mondiali ad alto rischio di estinzione. Il Madagascar infatti, nonostante rappresenti solo l’1% della superficie terrestre, è tra le aree più ricche di biodiversità: ci vive circa il 3% totale delle specie animali e vegetali del pianeta e a oggi vi è accertata la perdita di almeno il 70% della copertura vegetale primaria. Flora e fauna si possono apprezzare anche dall’alto, dove si ammirano le piante acquatiche, le felci, le liane, i bambù, e gli animali. Tutta questa attenzione è in linea con uno dei compiti principali assunti dal giardino per il XXI sec: promuovere e rafforzare le relazioni tra vegetazione e umanità, cercando di trasmettere e valorizzare l’interconnessione sempre più evidente tra piante, ambiente e salute. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Melo Cinese Altri giardini botanici e vivai Giardino Botanico Nuova Gussonea Orto Botanico di Catania Orto Botanico di Ginevra Centro Botanico Moutan Orto Botanico di Palermo Roseto di Roma Chicago Batanical Garden Parco Botanico Villa Rocca

  • Giardini Villa Pergola| terrimago

    Quest’anno i Giardini di Villa della Pergola sono ufficialmente Il parco più bello d’Italia, vincendo il premio tra più di mille parchi privati, ed effettivamente è di impareggiabile bellezza: qui si alterano glicini di ogni forma e colore, fiori e alberi provenienti da ogni parte del mondo, su un panorama che sovrasta l’intero Golfo di Alassio. LIGURIA I GIARDINI DI VILLA PERGOLA RACCONTI DAL MONDO Fotografie Cristina Archinto Testo Carla De Agostini Q uest’anno i Giardini di Villa della Pergola sono ufficialmente Il parco più bello d’Italia, vincendo il premio tra più di mille parchi privati, ed effettivamente è di impareggiabile bellezza: qui si alterano glicini di ogni forma e colore, fiori e alberi provenienti da ogni parte del mondo, su un panorama che sovrasta l’intero Golfo di Alassio. Una delle terrazze V illa Pergola è un raro esempio di parco anglo-mediterraneo. Nasce nella seconda metà degli anni Settanta dell’Ottocento dal gusto del Generale Montagu McMurdo e di sua moglie Lady Susan Sarah Napier, che, innamoratisi del luogo, scelgono di mantenere i terrazzamenti classici liguri del precedente podere agricolo aggiungendo palme e cipressi. Tra il 1900 e il 1903 il possedimento viene comprato da Walter Hamilton Dalrymple e nel 1922 da Daniel, figlio di Thomas Hambury, artefice dei noti Giardini Botanici Hanbury alla Mortola, poco distanti. A lui si devono le scenografiche pergole ricoperte di glicini e le molteplici cactacee esotiche, le agavi, gli aloe e gli eucalipti. Dopo un periodo di abbandono e degrado, i Giardini sono stati restaurati nel 2006 da Paolo Pejrone, insieme a Silvia Arnaud Ricci, a cui si deve la creazione della collezione botanica di glicini con 34 varietà e quella degli agapanti, oggi la più importante in Europa con quasi 500 specie diverse. La zona delle succulenti L a visita al giardino avviene accompagnati dai racconti di un’appassionata guida. Il percorso comincia con le succulente dove spicca la varietà di crestate e l’occhio è subito catturato dal “mostro”, ovvero il Trichocereus bridgesii monstruosus , la cui leggenda messicana racconta come basti anche solo guardarlo mentre si mangia qualcosa per subirne forti allucinazioni. Ci sono poi diverse agavi tra cui quella bianca e l’interessantissimo Myrtillocactus i cui frutti sono commestibili e simili ai mirtilli. La collezione di citrus C osteggiando uno dei glicini ultrasecolare più antichi si arriva al terrazzamento degli agrumi con più di 40 specie, da cui lo stesso ristorante della villa attinge per realizzare i suoi piatti. Qui ci si perde tra le forme più disparate di agrumi e aromi; accanto ai classici mandarini, aranci, limoni e cedri esistono varietà davvero particolari, dalla buccia bitorzoluta alle forme inaspettate che sembrano uscire da un libro di fiabe. Come la Mano di Buddha, Citrus medica var. sarcodactylus , un limone molto profumato e affascinante che appartiene alla famiglia dei cedri, nato da una malformazione genetica è privo di polpa e ogni spicchio si sviluppa e si definisce come unità a sé stante quasi fosse diviso dagli altri. In India è facile trovarlo ai piedi delle statue del Buddha nei templi come offerta votiva da parte dei fedeli come due mani giunte in preghiera da questo deriva il nome. C’è poi il Citrus tachibana giapponese uno dei due soli agrumi del Giappone. Inizialmente originario dalla Cina, il Tachibana subisce diverse mutazioni fino a diventare una cultivar di agrumi giapponese, geneticamente isolata dall’originario. Classificato ufficialmente come specie in via di estinzione dal Ministero dell’Ambiente di Tokyo, il Tachibana si trova nella singolare posizione di essere onnipresente nell’iconografia giapponese ma al contempo sconosciuto dai giapponesi contemporanei per la sua rarità. La maggior parte delle persone lo incontra infatti quotidianamente, inciso sulle monete da 500 yen ma non l’ha mai visto dal vero. Storicamente fiore sacro e rispettato, nel periodo Heian (794-1185), le donne aristocratiche si profumavano infilando sacchetti di fiori di Tachibana nelle maniche del kimono o infilando i frutti in cordicelle per indossarli come braccialetti. Il viale dei cipressi L a passeggiata continua sul viale verde di agapanti che porta alla zona più romantica del giardino dove, all’ombra ristoratrice di palme e strelitzie giganti dai fiori bianchi, si trova la fontana delle ninfee, circondata da putti ricoperti da Ficus repens disegnati da Sir Dalrymple. Lungo il terrazzamento più in alto inizia il viale dei cipressi monumentali che incorniciano la vista panoramica, fino a raggiungere la macchia della cascatella dove si trovano un laghetto roccioso e la preistorica Wollemia nobilis , una conifera rarissima riscoperta in Australia nel 1994 dalla guardia forestale David Noble, ad oggi esitono pochissimi esemplari, principalmente in orti botanici. Putti ricoperti di ficus repens Pergolato di glicine bianco e blu Il boschetto alterna mirti comuni e alcuni mirti secolari portati dalla Sicilia, e approdati scenograficamente in elicottero sotto la direzione di Paolo Pejrone stesso. Alla fine di questo itinerario si incontrano le delicate "bluebell" australiane, utilizzate in fitoterapia come rimedio “per aprire le porte del cuore, a quanti vivono con sofferenza la propria sfera sentimentale”. Sotto il terrazzamento del villino si trovano infine le vasche di loto. A ricordare i legami con l’oriente degli Hanbury c’è la statua di un dragone, simile a quella dei Giardini Botanici di Hanbury, incarnazione dello spirito elementare dell’acqua, a protezione della pioggia e a tutela dalla siccità. Ai lati del villino, a ridosso dei muri, sono stati piantati glicini ibridi a doppia fioritura, Violacea plena , che arricchiscono il pergolato di un color viola intenso con sfumature porpora. Il percorso si conclude con una scala di marmo circondata da grandi foglie di Farfugium japinicum e un pergolato di glicine in fiore a far ombra, con scorci mozzafiato sul golfo. GLICINE I tedeschi la chiamano blauregen “pioggia blu”, i cinesi zi teng “vite blu” e in italiano, invece, il suo nome deriva dal greco glikis che significa “dolce”, dovuto alla profumazione dei suoi fiori. Il suo attuale nome scientifico è merito del Capitano Welbank che nel 1816, non sapendo che Carl Linneo nel 1724 l’aveva già classificata come Glycine , porta la pianta in Europa battezzandola Wistaria in onore del Professore Caspar Wistar, ma durante la sua diffusione nei paesi anglofoni viene storpiato diventando Wisteria . Le sue proprietà di rapido accrescimento e la tendenza ad espandersi velocemente hanno fatto sì che nella Sierra Madre in California ci sia un esemplare da Guinness dei Primati: al massimo della sua fioritura, il glicine conta fino a 1.5 milioni di boccioli, per un peso totale di 250 tonnellate! La crescita a spirale sia in senso orario o che antiorario dei fiori in grappoli viene associata alla coscienza umana che da un fulcro vitale interiore si espande verso l’esterno nel tentativo di influenzare il mondo intorno a sé. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO LINK Sito ufficiale Altri GIARDINI e PARCHI I giardini di Villa Melzi I giardini di Villa Melzi Parco giardini di Sicurtà Parco giardini di Sicurtà Gairdino di Villa Lante Villa Lante parco del Flauto Magico Parco Flauto Magico Bomarzo Parco Villa la Grange Labirinto della Masone Giardino di Kenroku-en

  • Papaveri e api | terrimago

    è per attirare le api che il colore brillante dei petali è diventato un'importante variabile di adattamento. Il papavero ha sviluppato strategie tra le più affascinanti e inaspettate perché le api non percepiscono il colore rosso sgargiante visibile all’occhio umano ma sono attratte dall’ultravioletto. BOTANICA PAPAVERI E API Perché le api non impollinano i fiori rossi tranne i papaveri? di CARLA DE AGOSTINI L a storia dell’evoluzione è una storia di relazioni tra le specie, oltre che tra le specie e l’ambiente. Quando annusiamo un fiore, per esempio, in realtà sentiamo un messaggio rivolto agli insetti, un richiamo per avvertirli che c’è del nettare che li aspetta in cambio del trasporto del polline. E così vale anche per la scelta dei colori. I fiori come li conosciamo noi sono relativamente recenti. Le Angiosperme, ossia le piante che hanno fiori e frutti da seme, sono apparse tra i 135 e i 140 milioni di anni fa e all’inizio non erano così colorate: i fossili suggeriscono che fossero strutture semplici, dall’aspetto opaco, senza molto pigmento, giallo pallido o al massimo verde. Oggi fatta eccezione per felci, conifere, cicadi e muschi la maggioranza delle comunità vegetali appartiene alle Angiosperme. Piano piano, con la comparsa dei fiori si assiste anche alla nascita dei colori vivaci odierni, un meccanismo sempre più sofisticato per favorire l’impollinazione non solo mediante il vento o l'acqua ma richiamando insetti. Molti fiori si sono così evoluti per adattarsi alle esigenze e alle capacità delle api. Al loro lavoro si deve l'80% dell'impollinazione, senza tale attività non ci sarebbero nemmeno mele, mirtilli, ciliegie, avocado, cetrioli, mandorle, cipolle, pompelmi, arance, zucche e tanto altro. Ed è per attirare le api che il colore brillante dei petali è diventato un'importante variabile di adattamento. Il papavero ha sviluppato strategie tra le più affascinanti e inaspettate perché le api non percepiscono il colore rosso sgargiante visibile all’occhio umano ma sono attratte dall’ultravioletto. L’uomo percepisce il colore grazie al pigmento dell'oggetto e alla parte di luce che questo riflette. Nelle api il campo visivo è invece un mosaico di coni che gli consentono di riconoscere una gamma di colori diversa, aiutano l'insetto a rimanere in equilibrio durante il volo e a individuare precisamente ogni fiore intorno a sé anche a grandi velocità. La gradazione rossa non è percepibile all’occhio dell’ape, e le ricerche hanno dimostrato che distingue solo quattro colori: il giallo (arancio, verde giallastro), il verde bluastro, il blu e l’ultravioletto. Perciò i fiori che ai nostri occhi sono rosso vivo, come la Violaciocca rossa o i Garofani della Cina, non vengono fecondati dalle api, ma dalle farfalle diurne. Mentre fiori come l’erica, il rododendro, il ciclamino o il trifoglio hanno una tonalità porpora che le api recepiscono come colore blu, o un colore bianco percepito come verde bluastro. Il papavero, tuttavia, è uno dei pochi fiori rossi che più attrae le api. Questo perché nei suoi petali le cellule pigmentate si dispongono in modo da creare degli spazi pieni d’aria dove la luce viene dispersa consentendo ai raggi UV di essere riflessi, e di far percepire la gamma ultravioletto all’ape che quindi vi si posa e lo feconda. Tale strategia evolutiva conferma lo stretto legame tra un fiore e il suo impollinatore. Si crede infatti che i papaveri europei abbiamo adattato la propria capacità di segnalare l’ultravioletto man mano che colonizzavano le regioni del nord, così oggi in Europa i papaveri sono impollinati dalle api, che vedono bene le radiazioni ultraviolette, mentre in Medio Oriente lo sono dai coleotteri, che vedono perfettamente il rosso. Negli anni l’interesse per le api impollinatrici è aumentato con quello per la ricchezza e la diversità del mondo naturale, è la cosiddetta biodiversità la cui perdita è motivo di crescente preoccupazione. È infatti la varietà degli organismi a permettere agli ecosistemi di resistere alle perturbazioni dell’ambiente o del clima, mentre la diversità genetica che si ottiene con l’impollinazione incrociata tra diverse specie garantisce una maggiore e più vitale quantità di semi. Oggi la moria delle api è causata soprattutto dalle monocolture, che limitano la scelta degli impollinatori, e dall’abuso dei pesticidi che uccidono gli insetti o, nel migliore dei casi, ne alterano le capacità. I benefici che l’impollinazione invece regala alla società sono fondamentali per la vita e non dovrebbero assolutamente essere sottovalutati. Per fortuna oggigiorno nella società e nell’individuo l’interesse a questi processi sta via via crescendo e questo porterà, si spera, a salvare gli impollinatori ed a godere di prati sempre più colorati. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Altri AMBIENTi E BOTANICA Vie cave opuntia fiorita Opuntia Alberi Caño Cristales Palmeti Palmeti Caldara di Manziana Terra scoscesa Tevere

  • Myplant&Garden

    Una sezione per raccontare tutti quello che succede legato ai giardini, come luoghi o come protagonisti. Mostre, eventi, visite, fiere o anche corsi tutti rigorosamente nell'ambito dei giardini e del verde. Iscrivetevi alla newsletter se volete rimanere aggiornati, e se invece volete condividere un vostro evento scriveteci qui e diffonderemo le informazione sul sito e sui nostri social. < Back FIERA Fiera di Milano Myplant&Garden Sin dalla prima edizione (2015), Myplant ha registrato una crescita continua in termini di opportunità di business. È stata in grado di ridare impulso e accompagnare la ripresa dei mercati e dei consumi orto-florovivaistici e del giardinaggio, rendendoli più credibili, riconosciuti e redditizi a livello internazionale. Questo percorso di sviluppo si traduce, edizione dopo edizione, in un orizzonte di crescita concreto che coinvolge gli attori di tutte le filiere del verde, dalla ricerca alle costruzioni, dal seme alle forestazioni, dalla produzione all’innovazione, dalle componenti soft a quelle hard, alla distribuzione. Tutte ben rappresentate nei 9 macrosettori (vivai, fiori, decorazione, edilizia, macchinari – anche con area demo esterna -, servizi, tecnica, vasi, arredo giardino), garantiscono un’ampiezza e profondità di offerte, innovazioni e soluzioni uniche, che hanno fatto di Myplant il place to be per eccellenza dei protagonisti delle filiere ideative, produttive e distributive. Ciò che accade a Myplant, è una continua creazione di valore che si connette con molti aspetti cruciali del vivere contemporaneo e del futuro: le componenti della green chain moltiplicano il proprio potenziale incontrandosi in fiera, affrontano i temi più attuali e dettano i nuovi stili di vita. Importanza del verde per la qualità della vita, il clima, la salute e il benessere dentro e fuori gli ambienti domestici e urbani, rigenerazione delle città, innovazione, reperimento delle risorse e trend di consumo sono alcuni dei temi emersi con prepotenza attorno al tema del verde e puntualmente approfonditi in fiera. SCHEDA FIERA Fiera di Milano Milano, MI, Italia Myplant&Garden Date 22 febbraio 2023 24 febbraio 2023 LINK

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