top of page

Tutti i servizi di Terrimago

158 results found with an empty search

  • Yucca

    < Back Yucca Yucca La yucca è un genere che conta circa 40-50 specie di piante perenni, arbusti e alberi. Originaria di territori caldi e secchi, si è adattata ad una gamma molto vasta di condizioni climatiche e ambientali: dai deserti rocciosi alle zone semi temperate. Le yucche inoltre rappresentano un interessante esempio di sistema di coevoluzione mutualistica: la loro riproduzione dipende dall’impollinazione delle tarme della yucca (famiglia Prodoxidae), le quali trasferiscono il polline dagli stami della pianta allo stigma di un'altra, e allo stesso tempo depongono un uovo nel fiore, cibandosi di solo alcuni semi, e lasciandone sempre abbastanza per il perpetuarsi della specie. Le radici della yucca soaptree sono ricche di saponine, per questo sono usate come shampoo nei rituali dei nativi americani e le sue fibre possono essere adoperate per creare cordame, sia filo da cucire che corda. Link Previous Next

  • Libro orti botanici | terrimago

    Le fotografie di Cristina Archinto accompagnano in un viaggio alla scoperta dei maggiori orti botanici d'Europa, per immergersi in un percorso botanico e naturale che attraversa secoli di storia e di scienza. SHOP LIBRI ORTI BOTANICI D'EUROPA Un viaggio tra storia, scienza e natura di Cristina Archinto Nati dalla moderna esigenza di sistematizzare la conoscenza della natura, i primi orti botanici sorgono per volere delle università: Padova nel 1545, poi Firenze, Pisa, Bologna nel 1568. Vi si studiano le specie d'uso comune, medico, alimentare, quindi le esotiche che lungo le rotte dal Nuovo Mondo, iniziano ad arrivare dai quattro angoli del pianeta. A partire dal '600 non c'è Casa Reale che rinunci al prestigio di formare la propria raccolta. E mentre su Londra, Parigi o Madrid convergono botanici ed esploratori, ad Amsterdam si celebra il Secolo d’oro degli scambi di bulbi e spezie con l’Oriente più remoto. Metà orto dei semplici, metà giardino delle meraviglie, si arricchiscono di serre, specchi d'acqua e terrazze pensili. Divengono luoghi sempre meglio deputati a osservare, acclimatare, disseminare, dove piante storiche ormai monumentali celebrano insieme il viaggio e la scoperta, l'erudizione colta e la speculazione scientifica. Se oggi Kew Gardens concentra la più vasta collezione, con il 95% dei generi conosciuti, ogni sede ha i suoi master pieces per la conservazione del nostro patrimonio botanico: semi o esemplari che permettono di sperimentare alle più varie latitudini, le specifiche condizioni di temperatura e di luce, di esaminare i periodi caratteristici di fioritura e riposo, di tutelare specie rare o in via di estinzione, alimentando un crescente, fondamentale, interesse per la biodiversità. Introduzione Chiunque entri in un Orto Botanico rimane colpito dall’infinita varietà di colori e profumi, attitudini e forme del mondo vegetale. Questo libro racconta la storia di una passione che ha spinto gli uomini verso spazi ignoti a esplorare le frontiere del sapere. Narra di come la scienza si sia evoluta cogliendo le leggi della natura, la tecnica applicata per condividerne le scoperte. Cristina Archinto con il suo lavoro di fotografa ci conduce in un viaggio negli Orti d’Europa alla ricerca del legame profondo che unisce le persone alla terra e fa dell’ambiente, un patrimonio di cui tutti dovremmo prenderci cura. Come sono nati gli Orti? Chi ne sono stati i veri protagonisti? E quali vicende ne hanno segnato lo sviluppo? Semplicisti rinascimentali che raccolgono erbe medicinali, avventurieri a caccia di piante nel Nuovo Mondo, naturaliste illuminate che erborizzano tra le campagne di casa: la botanica ha visto alternarsi scuole e scontrarsi rivalità ma è custodendone gli studi che gli Orti hanno allargato orizzonti e generato la pratica collaborativa, libera, ricca di apporti di vaste comunità con cui indagare gli ecosistemi. Si devono agli Orti i metodi per riprodurre e conservare gli strumenti per classificare, confrontare e divulgare conoscenze. Gli Orti hanno creato strutture per ospitare le specie esotiche, inventato biotopi per proteggere endemiche e minacciate. Nell’intreccio di verde, artifici e flora spontanea, ogni Orto ha realizzato un microcosmo unico che ha ispirato parchi e vivai, curiosità e ulteriori sperimentazioni; la cultura degli Orti ha così permeato anche la vita quotidiana e oggi affronta la sfida climatica, diffondendo un nuovo rispetto per la natura che ci circonda. Alessandra Valentinelli Indice Introduzione Orto Botanico di Padova - Alle origini degli Orti Orto Botanico di Amsterdam - Il Secolo d’Oro delle specie esotiche Jardin des Plantes - La Rivoluzione botanica Giardino Botanico di Madrid - Alla scoperta del Nuovo Mondo Orto Botanico di Roma - La bellezza della flora spontanea Kew Gardens - Il capolavoro delle Serre inglesi Giardino Botanico e Museo Botanico di Berlino - L'eredità di Linneo Giardini Botanici Hanbury - I Giardini del Grand Tour Giardino Botanico di Bruxelles-Meise - Orti e vivai Orto Botanico di Dublino - Il Cammino Verde, la natura tra passato e futuro Titolo: ORTI BOTANICI D'EUROPA Un viaggio tra storia, scienza e natura Autore: Cristina Archinto Testo: Alessandra Valentinelli Fotografie: Cristina Archinto Traduzione: Stefania Bellingardi Beale Testo: italiano e inglese Libro illustrato con 110 fotografie Formato 24 x 23 cm Numero di pagine 144, Copertina morbida con alette Confezione in brossura Costo 26.00€ Isbn: 979-12-200-6912-0 Vendita on line: Libreria Oolp Terrimago edition RECENSIONI Giardini in viaggio Viride blog

  • Dracaena Draco

    < Back Dracaena Draco Dracaena Draco La Dracaena Draco è una pianta decisamente lenta, ma molto longeva; si stima possa arrivare fino a ottocento anni, come l’esemplare a Icos de Los Vinos alle Isole delle Canarie, ma essendo una molocotiledone non presenta anelli annuali che ci confermino la sua età. Detta anche Sangue di Drago per via della sua resina che al contatto con l’aria diventa rossa, era già utilizzata dagli antichi romani come “cinabro” pigmento utilizzato come colorante per lana, ceramica, marmi e anche rossetti. Più avanti è stato utilizzato anche come mordente per i violini Stradivari. Oggi è ancora usata nella medicina popolare per arrestare le emorragie, curare le ulcere e il trattamento della diarrea ed è anche per questo che è a rischi di estinzione. Link Previous Next

  • Labirinto della Masone | terrimago

    Il labirinto più grande del mondo si trova a Fontanellato, nella provincia parmense. Interamente realizzato in bamboo per volere dell'editore Franco Maria Ricci, il Labirinto della Masone nasce per stupire, per meravigliare e per accogliere i visitatori. EMILIA ROMAGNA IL LABIRINTO DELLA MASONE DI LIVIA DANESE In prossimità del borgo di Fontanellato, nella provincia parmense, si trova il labirinto più grande del mondo. Il Labirinto della Masone è stato realizzato dall’editore e collezionista Franco Maria Ricci che sognava con l’amico e collaboratore Jorge Luis Borges di concepire un percorso naturale tortuoso che riflettesse idealmente le incertezze del cammino degli uomini. Nella forma intricata del labirinto si riconosce la complessità del mondo. Rappresenta un simbolo naturale della perplessità e dello spaesamento provato dall’uomo davanti all’ignoto o all’irrazionale. Un dedalo tradizionalmente nasce per confondere, per disorientare. Eppure il Labirinto della Masone è stato concepito con l’intenzione di allontanarsi il più possibile dall’analogia labirinto-prigione. È nato per stupire, per meravigliare e per accogliere. Protagonista indiscusso dell’ambiente è il bambù: leggero ma estremamente resistente, si slancia verso l’alto raggiungendo altezze sorprendenti. I Bambusa sono una specie ricca di valori simbolici, nella tradizione orientale rappresenta metaforicamente la coscienza degli uomini retti che restano saldi davanti alle difficoltà. Alcune leggende associano inoltre il bambù alla perseveranza ed alla pazienza: solo dopo aver sviluppato radici solide e sane la pianta può crescere elegante e rigogliosa. Il Labirinto è composto da più di duecentomila specie diverse che crescono vigorose verso il cielo, formando un dedalo di sentieri e di vicoli ciechi apparentemente indistinguibili. Durante il cammino si può sostare all’ombra di questa pianta sempreverde per accogliere il significato simbolico che lega l’esistenza dell’uomo alle caratteristiche della pianta, ricordando l’importanza di essere flessibili ma resistenti, versatili e pazienti. Intricati giochi di luci e di ombre e alternanze di colori accompagnano il visitatore attraverso un percorso tortuoso e alienante che conduce all’insolita cappella di forma piramidale posta in una piazza al centro del labirinto. Dopo il cammino all’interno del dedalo, si aprono qui spazi più ampi e luminosi che orientano nuovamente l’ospite e lo conducono verso la fine del percorso. Il Labirinto della Masone è un luogo da visitare una volta nella vita, non solo per il sito in sé ma anche per le campagne che lo circondano, genuine, reali e anacronistiche, tanto amate dal fotografo Luigi Ghirri. Livia Danese GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info Sito ufficiale Altri giardini botanici e vivai Parco Paterno del Toscano Orto Botanico di Ginevra Orto Botanico di Ginevra Centro Botanico Moutan Orto Botanico di Palermo Roseto di Roma Chicago Batanical Garden Giardino Esotico Pallanca

  • Curriculum Cristina Archinto | terrimago

    CV Cristina Archinto Biografia Cristina Archinto nasce a Milano. Agli inizi della sua carriera si dedica alla grafica editoriale lavorando per diverse riviste, una passione che nel tempo porterà sempre avanti. Nel 1989 va a vivere a New York e studia fotografia alla Parson School. Una volta rientrata in Italia si concentra sulla fotografia d’architettura; il suo trascorso di grafica l’aiuta nell’equilibrio e nei pesi delle inquadrature. Nel 1999 nasce sua figlia Greta, questo evento le rallenta i ritmi di vita e la porta alla continua ricerca di spazi verdi. Stimolata e attirata fa di questi luoghi il suo nuovo punto focale portandola a concentrarsi sulle atmosfere di un parco, sul dettaglio di un fiore o su un vasto paesaggio. Nel 2002 si trasferisce con la famiglia a Roma per cercare nuovi scenari e una nuova luce. Lì sviluppa la professione di fotografa di giardini collaborando con molte riviste di settore, e pubblicando diversi libri. Allo stesso tempo inizia un percorso più artistico una ricerca sempre incentrata sulle emozioni che la natura ci trasmette esponendo le sue opere in diverse gallerie italiane. I suoi ultimi lavori sono concentrati sul movimento cogliendo luci e restituendo materie e trasparenze nell'equilibrio delle forme e nell'eleganza dei colori. Nel giugno del 2017 ha fondato Terrimago.com una rivista on line sul territorio e sui giardini. https://www.cristinaarchinto.com/ Libri pubblicati 2002 - WILLIAM SHAKESPEARE - PENSIERI PER UN ANNO (Lettere edizioni) “Fotografie poetiche, sensibili e diverse che ritraggono piante e paesaggi accompagnano brani scelti tratti dall’opera shakespeariana scandendo un calendario molto particolare di giorni che passano, ma anche il nostro tempo interiore, i temi della vita, della morte, delle passioni umane” 2004 - VILLA BORGHESE - IL SILENZIO DEL PARCO (Skira) “80 suggestive immagini che raccontano il parco di Villa Borgese; un racconto che si snoda tra I viali, i giochi d’acqua, le statue, i fiori, le piante, e gli angoli più sconosciuti del “più bel giardino di Roma”. “Le bellissime immagini di Cristina Archinto colgono le atmosfere incantate, gli angoli più suggestivi e il silenzio più prezioso parco quando si trasforma in un rifugio per molti.” 2006 - IL GIARDINO CHE VORREI (Electa) “Attraverso immagini uniche capaci di rendere la grazia più timida anche alle piante più umili Cristina Archinto ci accompagna in giro per varie tipologie di giardini e paesaggi.” Una fotografa, capace di cogliere il fascino sia di un paesaggio quotidiano e accessibile a tutti e sia di certe tessiture colte nel loro momento di grazia, e che ci insegna a “vederci” intorno e a come in fondo basti poco per “fare e coltivare”un bel giardino. Un libro che ci sussurra che la bellezza della natura si nasconda ovunque, anche dove meno ce l’aspettiamo” 2008- ROMA E I SUOI LUOGHI D’ACQUA (Babalibri) Guida fotografica di Roma per giovani viaggiatori 2013 - GUARDA! APPUNTI DA UN FINESTRINO (Canneto editore) Un libro incentrato sui paesaggi italiani realizzato da un treno ad alta velocità 2020 - Orti Botanici d'Europa Un viaggio tra storia scienza e cultura (Terrimago edition) link

  • Giardino dell'impossibile | terrimago

    Il Giardino dell’Impossibile è un complesso di giardini ipogei che sorge in una cava di tufo dismessa a Villa Margherita sull’isola di Favignana. La pietra tufacea, le fontane e i pergolati ospitano una ricca vegetazione in un luogo "impossibile". SICILA FAVIGNANA IL GIARDINO DELL'IMPOSSIBILE Un’attività antica e caratteristica della Sicilia e in particolare di Favignana, una delle Isole Egadi, era lo sfruttamento delle cave di tufo, dette “pirrere”, dove la roccia di calcarenite compatta veniva ridotta in blocchi di varie dimensioni. I mastri cavatori (i pirriaturi) utilizzando mannaie e altri semplici arnesi manuali hanno scavato il terreno in profondità, lasciando vaste voragini nel caso delle cave a cielo aperto, o un dedalo di gallerie, cunicoli ed ambienti nel caso delle cave in grotta. A Favignana, gli abitanti estraevano la pietra dapprima lungo la costa, poi, per non farsi individuare dai pirati, nell’interno dell’isola. Quando non vi era più nulla da utilizzare, la cava veniva abbandonata, e allora, il più delle volte, veniva trasformata in “giardino”: per la sussistenza delle famiglie vi venivano infatti pianti soprattutto alberi da frutto, come mandorli, carrubi, limoni e arance, che crescevano a meraviglia, protetti dal caldo estivo, dai venti invernali, dalla salsedine. A volte si piantavano anche qualche pino o palma, per simboleggiare l’acqua come nel mondo arabo, oppure la vite, il melograno e qualche fiore, da portare in casa e al cimitero, e vi si allevavano animali da cortile, come conigli, galline, e perfino il maiale; ovviamente dovevano contenere un pozzo, dal quale si estraeva l’acqua, che, anche se leggermente salmastra serviva per cucinare, lavare, per annaffiare gli alberi e le piante. Grazie a questi giardini, oggi definiti giardini ipogei, Favignana era autosufficiente. Oggi Favignana ne è costellata, parte integrante di abitazioni e giardini, persino nel centro storico, perché spesso le case dei proprietari venivano costruite accanto alle cave; il loro recupero, quindi, è necessario per restituire la memoria di questi luoghi e promuoverne la conoscenza. È quanto è accaduto con i Giardini Ipogei di Villa Margherita, detti anche Giardini Impossibile, iscritti nel Libro delle Espressioni del R.E.I.L. Isole Egadi in quanto espressione del patrimonio culturale dell’umanità. Sono il frutto di un sogno e della tenacia della loro proprietaria, Maria Gabriella Campo, che, arrivata a Favignana come giovane sposa, quaranta anni fa, decise, contro il parere di tutti, di bonificare le grandi cave di famiglia, e di trasformarle in giardini. Durante i lavori di bonifica, iniziati nel 2001, sono emersi scorci suggestivi e le tracce dei diversi sistemi di taglio nelle varie epoche estrattive: le gallerie e grotte risalenti al Sette-Ottocento e la grande parte a cielo aperto, tagliata con mezzi meccanici negli anni 1950-60. Quattro anni dopo, nel 2005, dopo l’aggiunta di terra per innalzare di alcuni metri il fondo delle cave più profonde, sono state messe a dimora oltre 300 specie e varietà diverse, provenienti da tutto il mondo, tra cui pini d’Aleppo, alberi da frutta, carrubi, falso pepe (Schinus molle), olivi, corbezzoli, Polygala myrtifolia, Callistemon, ginestre, agavi e Dasylirion a profusione, papiri e ninfee. Oggi, Giardini Ipogei di Villa Margherita (che è anche residence) sono dunque un luogo di estrema magia, un orto botanico e un Eden sommerso. Percorrendoli, si percepiscono, a tratti, immagini di paesaggi lontani e quasi primordiali, di antichi tempi pagani, dei giardini arabi e persiani. Testo di Margherita Lombardi tratto da: ITALIAN BOTANICAL HERITAGE Il giardino Info: Sito ufficiale Altri giardini Villa d'Este GIARDINO Kenroku-en PARCO Ninfa GIARDINO Villa Pizzo GIARDINO Castello di Masino GIARDINO Parigi PARCO

  • Lavandeto di Assisi | Terrimago

    Il vivaio Water Nursery a Latina ospita una vasta collezione di piante acquatiche e palustri provenienti da ogni parte del mondo. Fra esemplari rari di ninfee, spettacolari iris e fiori di loto, il vivaio cura e valorizza tantissime specie botaniche. UMBRIA IL LAVANDETO DI ASSISI Non solo lavanda Fotografie di Cristina Archinto A Castelnuovo di Assisi, sotto lo sguardo vigile della Basilica di San Francesco, si trova il Lavadeto di Assisi un vivaio, ma non solo, è anche un giardino e ogni tanto è anche un luogo dove festeggiare la primavera a fine di aprile, la lavanda a luglio e le salvie ai primi di ottobre. IL VIVAIO La lavanda è sicuramente la protagonista indiscussa del vivaio ma ci sono tantissime altre piante degne di nota che spiccano soprattutto in altri periodi dell'anno, quali ad esempio la salvia Greggii hot lips un bellissimo profumato cespuglio perenne con puntini rosso intenso che fiorisce da aprile a maggio. Oppure i bellissimi cespugli di Pennisetum villosum una graminacea con una fioritura bianca che avviene da agosto a ottobre, o ancora il color malva dei cespugli di Verbena rigida o i cespugli di Sedum couticola . I GIARDINI Poco lontano dal vivaio, immersi nel territorio tra un campo e l’altro, ci sono quelli che vengono chiamati i giardini del Lavandeto, esempi di diversi tipi di giardini con piante specifiche; perenni a bassa manutenzione, o piante adatte al sole o a terreni aridi o piante da inserire nel proprio laghetto, per vedere sul campo, come potrà diventare il nostro futuro giardino o i come si svilupperanno i nostri acquisti al vivaio. Cespugli di Pennisetum villosum , meravigliose Stipa tenuissima che sembrano capelli al vento, le così dette piume della pampa ovvero le Cortaderia selloana e ancora le ninfee con le Hydrocotyle per i laghetti. Si possono anche vedere i grandi cespugli di rosmarino fiorito che proteggono dal vento tante differenti piante aromatiche, ci sono anche gli alveari con le api che si preparano a passare l’inverno in attesa di una nuova spettacolare fioritura a primavera. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri giardini botanici e vivai Vivai cuba Orto Botanico di Berlino Orto botanico di Madrid Orto botanico di Amsterdam Orto botanico di Napoli Giardino Botanico Nuova Gussonea Orto Botanico di Catania Orto Botanico di Ginevra

  • Priorato d'Orsan | terrimago

    Un racconto ambientato nell'affascinate giardino del Priorato d'Orsan, per vivere da vicino un contesto così parricolare come un giardino mediovale. RACCONTI AMBIENTATI Il giovane giardiniere al Priorato d'Orsan Testo e fotografie di Cristina Archinto Quel giorno riemerse dal profondo sonno senza quel fastidioso rumore della sveglia, ma sapeva già che di lì a poco comunque sarebbe suonata; vedeva il tenue bagliore provenire dall’abbaino. Cercò di rivivere i suoi sogni notturni ma si erano già dissolti, scappati chissà dove. Appoggiò i piedi sul pavimento di legno antico, anche se ristrutturato da poco gli era rimasto attaccato quel piacevole scricchiolio. Di giorno i suoi passi si sarebbero sentiti anche al piano di sotto, nel grande bookshop dove i turisti impazzivano per tutti quegli articoli, dal sapone alle essenze, dai vasetti ai libri, ma a quell'ora era ancora chiuso. Controllò che ci fosse dell’acqua nel bollitore e lo accese, nell’attesa apri le tende e controllò il tempo; bello anche oggi, per fortuna. Nella stanza in un angolo c’era anche un piccolo lavandino, invece il bagno vero e proprio era infondo al corridoio, in comune, ma lui era solo in tutto il sottotetto, la sua era una soluzione per pochi mesi, erano stati gentili a concedergliela; gli altri con situazioni diverse erano sparsi nei d’intorni o nel villaggio, lui arrivava da Parigi. Chissà com’era il tempo a Parigi oggi, sicuramente incominciava a far freddo. Poco dopo si accorse che, come spesso gli accadeva, si era un po’ perso nei suoi pensieri, si era fatto tardi, doveva sbrigarsi, la riunione nello stanzone affianco a quello degli attrezzi stava per cominciare. Corse di sotto coi suoi scarponcini e la sua tuta e poco dopo il suo arrivo Gilles, il capo giardiniere, affabile come sempre, impartì i compiti della giornata ad ognuno. Trent’anni prima a Gilles erano stati affidati i tredici ettari di giardini del monastero in stato di abbandono da riportare al suo antico medioevale splendore, un durissimo lavoro che lui però aveva amato dal primo giorno. Oggi anche se erano in cinque c’era sempre moltissimo da fare, il giardino era grande e inoltre c’era la questione di “sostituire il più possibile la benzina dei macchinari con il sudore dei muscoli e della fronte” come ricordava il capo ogni mattina. Anche i pesticidi erano vietati, e si doveva andare nelle fattorie vicine a recuperare il letame, un lavoraccio che spesso toccava a lui, l’ultimo arrivato. Ma in fondo è giusto iniziare dal basso. Era arrivato lì più per caso che per scelta e ora però doveva decidere sul suo futuro, il giorno era arrivato. “Poi più tardi parliamo” gli disse Gilles alla fine della riunione, e lui non aveva idea di come procedere con la sua vita. Ma per fortuna aveva ancora tutto un giorno per tirare le somme. I giardini erano organizzati intorno al chiostro centrale, da dove partivano quattro vicoli, che simboleggiavano i quattro fiumi del paradiso. Da qui si aveva accesso ai numerosi giardini adiacenti quali il frutteto con gli antichi alberi di mele e pere, la corte con la vite e il giardino dei semplici con le piante medicinali e l’orto con le sue piante aromatiche con le sue verdure, ed era di lì che doveva passare per recarsi al labirinto di cui si doveva occupare quella mattina, recidere i fiori secchi e sistemare gli intrecci di legno. Di strutture in legno il giardino ne era pieno, si perché per gli architetti Lesot e Patrice Taravella che avevano scommesso sul luogo nel 1991 ristrutturandolo, era un modo di sottolineare l’anima medioevale del giardino. Strutture per sedersi, pergolati per la vite o strutture per il supporto delle rose rampicanti, piccole corone per sostenere le piante da fiore, strutture per rialzare le verdure o i fiori realizzati con l’intreccio di rami di castagno, bellissime ma che avevano bisogno di un costante lavoro di manutenzione. Ma come diceva fin dagli albori San Girolamo per fuggire dai pericoli dell’ozio bisogna dedicarsi ai mestieri “fai cesti con le canne e intreccia i canestri con i vimini, zappa la terra e suddivide il tuo orti con piccoli riquadri uguali” ed infondo era quello che lui faceva da sei mesi. Passando per l’orto constatò che le verdure non erano più spettacolari come agli inizi dell’estate, ora era il tempo delle zucche, di quel bell’arancione, piantate da un’altra parte del giardino. Anche le rose erano sfiorite ma il passare per quel pergolato era sempre un’emozione. Si mise subito al lavoro, sapeva che di lì a poco sarebbero arrivati i turisti e tutto diventava più difficile, non tanto per la loro presenza sempre discreti e rispettosi ma capitava che venisse subissato di domande e a lui le domande non piacevano, lo riportavano a scuola paralizzandolo, anche se sapeva perfettamente la risposta. Dopo un po’ si accorse che aveva fame, certo il caffè poi non l’aveva bevuto, peccato aveva anche quei buoni biscotti alla cannella che gli aveva regalato la ragazza che si occupava del bistrot o sala da tè come amavano chiamarla, coi succhi di frutta naturali e altre prelibatezze. Fortunatamente gli venne in mente che il giorno prima passando la falciatrice a mano nel frutteto aveva raccolto una mela, una succosa Gros Jaune e gli era rimasta in tasca; l’avrebbe mangiata dopo un po’ di duro lavoro. Così avvenne a metà mattina. Seduto su quella bella struttura circolate attorno all’albero di cachi al centro del labirinto si gustò la sua mela nella quiete, questa si che era pace rifletté. Forse la stessa che cercava Robert d'Arbrissel quando nel 1107 decise di fondare questo Priorato di Notre Dame d'Orsan , nella Francia centrale in balia di guerre e violenze. Lui, di certo fu un rinnovatore dei suoi tempi; nella sua nuova comunità non solo mise a capo una badessa, Pétronille de Chemillé , ma accolse aderenti di ogni condizione e soprattutto di entrambi i sessi, fatto raro a quei tempi. Un uomo che aveva lasciato il segno e che per anni aveva avuto tantissimi seguaci e pellegrini che venivano da tutto il mondo per onorarlo e ammirare il suo monastero. "Lui. E io che volevo fare della mia vita" si chiese il ragazzo. Certo Parigi gli mancava, caspita se gli mancava, ciondolare tra bistrot con gli amici, andare al cinema, non avere preoccupazioni. Certo anche altri come lui avevano smesso, si erano trasferiti altrove per studiare o lavorare; ogni tanto si messaggiava con qualcuno. Verso mezzogiorno, come tutti i giorni si diresse verso la mensa, in realtà si trattava di una stanza affianco alla cucina normalmente adibita a dispensa, con un bel tavolone di legno rustico, dove ogni volta che il cuoco impastava la pasta per le quiche lorraine da vendere nella sala da tè, rimaneva tra le fessure del legno uno strato di farina e acqua e un caldo profumo. I pasti erano sempre leggeri ma nutrienti, non si voleva certo rischiare di trovare qualche giardiniere appisolato all’ombra di un bel albero. Nel pomeriggio si occupò del giardino dei fiori, piccolo ma pieno. I fiori erano tutti rigorosamente curativi o in alternativa commestibili. In questo periodo c’erano le aquilegie che gli piacevano molto, certo non da mangiare però; anche alcune dalie gli piacevano con quei colori melange e con quelle trame quasi trasparenti. Intanto il tempo passava e ancora non aveva idea cosa avrebbe detto al suo capo, ogni volta che propendeva per una decisione arrivava l’altra in modo deciso. Arrivò il momento in cui il sole iniziò a calare e lui si appropinquò dubbioso verso il deposito per pulire e sistemare i suoi attrezzi. Giunto davanti alla porta incrociò la giovane del bistrot, caspita quant’era bella e anche timida quasi quanto lui, inoltre aveva quell’aria misteriosamente tenera. Fu allora che con una determinazione che non sapeva di avere decise che era il momento, dopo mesi, di invitarla fuori per bere o mangiare qualcosa. Lei dopo averlo ascoltato con attenzione gli rispose solo con un sorriso, un sorriso meraviglioso che illuminò tutto il giardino e dissipò anche la nebbia sul suo futuro. Foto ©CRISTINA ARCHINTO Link

  • Il prato di Villa Pisani | terrimago

    Nel grandissimo prato di Villa Pisani la proprietaria Mariella Bolognesi Scalabrin dieci anni fa ha deciso di creare un quadro impressionista con più di cento mila tulipani e fiori spontanei primaverili in onore della storia e delle emozioni condivise e vissute dalla precedente proprietaria Contessa Evelina van Millingen Pisani. BOTANICA VILLA PISANI UN PRATO IMPRESSIONISTA Fotografie Cristina Archinto Testo Carla De Agostini N el grandissimo prato di Villa Pisani a Vescovana la proprietaria Mariella Bolognesi Scalabrin dieci anni fa ha deciso di creare un quadro impressionista con più di cento mila tulipani e fiori spontanei primaverili in onore della storia e delle emozioni condivise e vissute dalla precedente proprietaria Contessa Evelina van Millingen Pisani. Ogni anno per mantenere questa meravigliosa opera Mariella Scalabrin pianta quarantamila nuovi bulbi, che poggia e ricopre di terra con le sue stesse mani. Tutti in posizioni studiate, l'intenzione è di accostare la superba raffinatezza del tulipano alla bellezza umile del fiore spontaneo primaverile. Questo lavoro viene minuziosamente pensato ogni anno, la scelta dei bulbi è in relazione all’altezza e alla diversa fioritura dei fiori spontanei, come il tarassaco, il ranuncolo o l’iris, sceglie il colore del tulipano, e alterna fioriture precoci, medie o tardive, in modo che il prato rimanga colorato e omogeneo fino alla fioritura degli ultimi soffioni. Tulipani e fiori spontanei si relazionano coi tempi e le dimensioni, e Mariella Scalabrin segue tutto personalmente: “scegliendo dal catalogo puoi formare un quadro”, ci ha raccontato. E ci riesce perfettamente: due ettari di prato con sentieri che permettono di ammirare da vicino isole di colori mai banali, e gradazioni sempre accuratamente studiate. Nessun calice di tulipano ha un solo colore, ma gioca sulle striature, sulle qualità dei gialli, le nuances di bianchi, le screziature rosse o arancioni, o ancora le sfumature rosa o viola. La visione variopinta dei tulipani da più di 90 colori concede emozioni inaspettate e racconta la magia di un prato coltivato a mano con l'amore e il duro lavoro di una proprietaria sempre attenta, senza la rigidità di una macchina che impone il proprio disegno sul terreno. Mariella Scalabrin è molto legata alla Villa e alla storia affascinante di Evelina Pisani, e ogni volta che accoglie un visitatore nel suo giardino non perde occasione per parlarne e diffondere l’amore e il rispetto per i fiori che questo luogo racchiude e valorizza ad ogni fioritura. GALLERY Foto ©CRISTINA ARCHINTO Info: Sito ufficiale Altri AMBIENTi E BOTANICA Papaveri e api Vie cave opuntia fiorita Opuntia Alberi Caño Cristales Palmeti Palmeti Caldara di Manziana Terra scoscesa

  • Luce e controluce

    Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Il parco del Valentino Luce e controluce Il parco del Valentino si sviluppa lungo le sponde del fiume Po ed ha una grande varietà di alberi. In autunno i colori sono tantissimi ed è fondamentale avere la luce giusta per raccontarli. Alle prime luci della giornata, quando il sole è di taglio e si infila negli alberi, o si adagia sulle chiome degli alberi è il momento migliore, non è fortissimo e si può lavorare molto anche controluce, magari usando elementi naturali come foglie e rami come filtri. Per raccontare i colori dell’autunno la luce è fondamentale. Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here Click here TUTTI I CONSIGLI

bottom of page